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LaSaponaria OpenDay, dietro le quinte di un laboratorio artigianale

La base del consumo critico e consapevole è la curiosità. Chiedersi come è fatto un prodotto, leggere l’etichetta, cercare di capire la provenienza degli ingredienti, sono tutte piccole azioni che guidano l’acquisto. Ormai viviamo in una società che si basa sul consumo di beni e risorse, è inutile illudersi di poter vivere in un mondo idilliaco dove l’uomo è in armonia con la natura. Secondo me il rapporto si è inesorabilmente incrinato, seppure una piccola parte di popolazione se ne renda conto e cerchi di porvi rimedio.

Lo so che ti può sembrare una visione pessimistica, ma è solo realistica. Non riusciremo mai a riportare il mondo a come lo abbiamo trovato o perlomeno a prima della rivoluzione industriale. Quindi il minimo che possiamo fare, visto che prima di essere umani ormai siamo consumatori, è essere consumatori consapevoli. Ogni santa volta che compriamo, è nostro dovere chiederci cosa c’è dentro e dietro a ciò che stiamo comprando.

Questa piccola predica introduttiva introduce il racconto di una bella giornata trascorsa dietro le quinte di un laboratorio artigianale di cosmetici, La Saponaria. Sono molto felice di aver avuto l’occasione di scoprire in prima persona che si possono produrre cosmetici con rispetto e soprattutto consapevolezza.

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La Saponaria è una piccola realtà produttiva marchigiana che ha mosso i suoi primi passi con il sapone e i gruppi di acquisto solidale. Ed ora è un marchio di successo, conosciuto e apprezzato per i valori che porta avanti nell’ambito della cosmetica naturale.  Scrivo questo articolo in maniera del tutto spontanea, non ho ricevuto alcun compenso, ne mi è stato commissionato. Ho provato in prima persona i loro prodotti ed essendo iscritta alla loro newsletter ho risposto all’invito per una visita al laboratorio.

La giornata è stata molto intensa e l’accoglienza strepitosa. Nella prima parte introduttiva, Luigi ci ha illustrato gli strumenti utili per essere in grado di leggere un’etichetta. Sottolineando gli aspetti che possono fuorviare un acquisto, come le pubblicità ingannevoli e le operazioni di facciata, utilizzate dalle aziende per rendere ecofriendly un prodotto, semplicemente con una nuova grafica in etichetta, con la dicitura cruently free (superflua visto che nella comunità europea la sperimentazione sugli animali è vietata dal 2005). O ancora con i bollini con l’approvazione di pomposi istituti (rilasciati previo pagamento), o fantomatici studi scientifici che si basano su campioni irrisori.

Nella lista degli ingredienti (INCI) possiamo, con un po’ di pratica, riconoscere conservanti inquinanti (come i parabeni e gli edta, che penetrano in tutta la catena alimentare), i siliconi e gli oli minerali (come la paraffina, derivati dal petrolio e non biodegradabili), i grassi animali (come il sodium tallowate o sego bovino, scarto della macellazione), gli emulsionanti (PEG, che possono contenere tracce di etilene. Da preferire quelli con il suffisso th, di origine vegetale), i tensioattivi (troppo aggressivi e inquinanti, ok a quelli derivati dall’olio di cocco più delicati e di origine vegetale, come il Lauryl Glucoside o il Coco Glucoside, sempre senza th finale) e infine coloranti e profumi (molto spesso superflui e sostituibili con oli essenziali e ingredienti naturali).

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Purtroppo i prodotti in commercio necessitano l’utilizzo di conservanti, la sovraproduzione e lo stoccaggio di enormi quantità di prodotti non consente l’utilizzo di conservanti meno aggressivi e più blandi. Invece una produzione artigianale con produzione continua e che segue le necessità del mercato può permetterseli. L’utilizzo di sorbati e benzoati e oli essenziali esigono un maggiore controllo, ma sono certamente più sicuri e meno dannosi per noi e per l’ambiente.

Una particolare attenzione tocca darla anche alle varie certificazioni bio, che non essendo per nulla standardizzate (nel caso dei prodotti cosmetici) possono essere manipolate a seconda degli utilizzi e costruite su misura da grandi aziende.

A questa utilissima introduzione è seguita la visita al laboratorio vero e proprio. Dove tra lo stoccaggio delle materie prime e dei prodotti finiti, abbiamo curiosato tra saponi giganti, etichette e flaconi di tutti i generi. Elisa ci ha mostrato il suo angolo dove sperimenta e prova nuove formulazioni, testa la resistenza e la resa di un lotto prima dell’introduzione sul mercato e fa i test per il controllo qualità.

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Dopo una deliziosa pausa caffè, abbiamo seguito in diretta la preparazione di uno scrub viso per l’estate all’uva rossa e gel d’aloe, che poi abbiamo avuto la fortuna di provare a casa. Se avete voglia di provare nel blog trovate la ricetta completa e tutte le spiegazioni necessarie. Si perchè La Saponaria, oltre a vendere cosmetici consapevoli, incoraggia anche la sperimentazione casalinga con un blog di approfondimento ricco di ricette fai da te e la vendita diretta di materie prime utili allo scopo.

La giornata sembrava volgere al termine e invece con grande sorpresa le attività sono proseguite con pranzo gustoso e vegano, preparato con prodotti bio, e poi con il test di un nuovo prodotto. In anteprima abbiamo avuto il privilegio di annusare i nuovi profumi solidi. Sono ancora in via di sperimentazioni e prove. Divise in gruppi, li abbiamo provati e compilato per ognuno una scheda con il nostro parere sulla consistenza, le fragranze e le famiglie olfattive. Non vi svelo nulla di più 😉

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L’incontro si è concluso con saluti e baci e un regalino, che vedete nella foto. C’era un flaconcino con lo srub prodotto in diretta, un paio di profumini solidi e il nuovo balsamo da testare. Una volta provato ho dato al mia opinione con un questionario speditomi online, per verificare, la consistenza, il profumo e la resa sui capelli.

La giornata è stata intensa e molto interessante, credo che incontri del genere siano una pratica molto valida, tutte le piccole aziende dovrebbero farlo e seguire il loro esempio.

Permettere ad un cliente o ad un potenziatele cliente di dare una sbirciatina dietro le quinte non solo crea un rapporto unico con un’azienda, ma rende trasparente la produzione, la scelta delle materie prime e persino la motivazione dello staff che ci lavora. Tutto questo non poteva che farmi felice, visti i valori che animano questo blog e che cerco di condividere.

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Ringrazio di cuore tutto il team per questa splendida occasione. Ho visto persone felici del proprio lavoro e soprattutto motivate e spinte da valori più alti del semplice commercio. Mi ricorderò di tutto questo ogni volta che avrò l’occasione di acquistare un loro prodotto. Se hai voglia di curiosare, dai un’occhiata al sito e alla pagina facebook. Io ti aspetto qui per la prossima avventura.

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  1. Pingback: Dietro le quinte di un laboratorio artigianale: il racconto di chi ha partecipato all’Open Day! | La saponaria

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