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Blogtour in Garfagnana: la banca del germoplasma e gli agricoltori custodi

La biodiversità è uno dei temi che mi sta a cuore, non come un termine che va di moda ma come una reale necessità di riscoprire frutti e semi perduti o considerati antichi. Il supermercato fa parte ormai della nostra vita quotidiana, non sempre c’è la possibilità di andare al mercato o di conoscere contadini vicini. Ed è proprio lì che tutte le mie fantasie di un mondo migliore si infrangono tragicamente.

La frutta tutta uguale, le verdure tutte pulite. In questi giorni poi ho fatto caso soprattutto alle mele. Qui nelle Marche ci sono le mele dei Monti Sibillini, ma al supermercato trovo solo quelle della Val di Non. Senza nulla togliere alle varietà trentine, per carità, ma immagino i chilometri percorsi, anche dalle mele dei Sibillini che magari saranno esportate chissà dove.

Capisco che con tutti questi pensieri diventa difficile fare la spesa, ma a volte non ce la faccio a resistere e resto impegolata in ragionamenti infiniti. Mi consolo quando vado al mercato e ci sono i piccoli produttori che fanno vendita diretta.

Tutto questo preambolo per introdurre il racconto che riguarda la Banca del Germoplasma. Ti ho già parlato del tour in Garfagnana, ma a questa piccola realtà ho voluto dedicare una seconda parte del report.

L’Unione dei Comuni della Garfagnana ospita, presso il Centro La Piana una delle sedi della Banca Del Germoplasma. dove sono raccolte le antiche varietà orticole e frutticole ancora presenti sul territorio. Il Centro La Piana opera in un ex vivaio forestale rilevato e recuperato dalla Comunità Montana. In Toscana esistono ben 11 banche simili.

Lo scopo di questo tipo di attività è quello di preservare il patrimonio genetico vegetale di un dato territorio. Nella visita al centro la Dott.ssa Fabiana Fiorani ha fatto da guida, mostrandoci le colture presenti e i semi pronti per il congelamento. Attualmente si tratta di 100 varietà orticole, 240 frutteti, un vigneto di 1200 piante di 50 varietà locali.

L’attaccamento alle proprie usanze ed alle specie ricevute in eredità dai padri, ha fatto sì che molti abbiano conservato e riprodotto antiche varietà frutticole ed orticole, preferendole a quelle disponibili sul mercato, che, pur essendo, generalmente, più produttive, non rivestivano alcun valore culturale o di identità. Gli orti familiari costituiscono luoghi preziosi di conservazione dove inconsapevolmente è stata svolta un’ opera di salvaguardia della biodiversità.
Con la scomparsa di una specie o di una varietà si disperde anche la conoscenza degli usi, l’accumulazione di competenze che si è formata con quella specie o varietà.

L’idea del progetto è quella di fare sistema e stabilire nel territorio una connessione tra figure diverse ed unirle nella stessa impresa, quella di preservare i valori genetici e l’identità culturale dei luoghi. Le fasi da affrontare sono la ricerca, la moltiplicazione, la conservazione, la reintroduzione fra i coltivatori e la promozione. Ogni varietà recuperata è iscritta al Repertorio regionale delle risorse genetiche autoctone vegetali istituito per preservare e tutelare il patrimonio naturale di interesse agrario, zootecnico e forestale della Toscana.

L’attività della Banca del germoplasma pone le sue basi nel rapporto con gli agricoltori del posto, che contribuiscono direttamente alla ricerca e alla riproduzione di specie da conservare. Un modo per farlo è quello di diventare Agricoltori Custodi. Io la trovo una definizione bellissima che centra in pieno lo scopo e l’ideale.

L’Agricoltore custode si impegna per cinque anni a coltivare la specie che ha scelto e a fornire al centro semi freschi ogni anno. Chiunque può contribuire al progetto. Per alcune specie è un po’ più complicato, come per il mais ad esempio, ma per un albero da frutto o una tipologia di fagioli basta un piccolo orto o un giardino.

Quindi tutta l’operazione si basa su uno scambio. La questione si complica se si passa su un piano meramente commerciale. In pratica i semi così conservati non sono vendibili, e per fortuna! Per consentire la commercializzazione occorre l’iscrizione ad un registro nazionale e la conseguente registrazione della specie. Operazione che apre la strada alle aziende semenziere, che potrebbero monopolizzare il seme o addirittura manipolarlo. La corsa al vil denaro potrebbe compromettere l’intera operazione, anche perché le suddette aziende non hanno alcun interesse nel mantenere una varietà così diversificata. Lo scopo è raggiungere poche specie di cui si controlla tutto il ciclo riproduttivo.

A parte queste mie riflessioni personali ho tutta l’intenzione di partecipare attivamente appena avrò a disposizione un giardino. Ho fatto una piccola ricerca è ho trovato la Banca del Germoplasma anche qui nelle Marche. Che aspetti a cercarla anche nella tua regione. Contribuiamo tutti a mantenere vivo il patrimonio genetico. E se al mercato vedi una mela un po’ piccola, tutta storta non la abbandonare, adotta la frutta brutta!

 

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2 Comments

  1. Hai fatto benissimo a dedicare un intero articolo alla Banca del germoplasma, anche io sono rimasta molto colpita dal progetto e dalla determinazione con cui tutta una squadra ci lavora e lo porta avanti.
    Un report ineccepibile, bravissima.
    Un bacione, a presto
    Maria Teresa

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