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Kataifi ripieni di noci e ricotta con sciroppo al miele di arancio

Eccomi con la seconda proposta per l’Mtc, quella dolce. Il protagonista della sfida è il miele, proposto dai vincitori del mese precedente Eleonora e Michael del blog Burro e Miele. La proposta salata riguardava gli struffoli, quella dolce è dedicata al caro ricordo di vacanze in Grecia con la mia famiglia. Vacanze trascorse in un piccolo paese sulla costa ionica, in una deliziosa pensione a conduzione familiare lontano dai circuiti turistici. Vacanze meravigliose tra un mare cristallino e il profumo di cucina casalinga, con pelatrice ufficiale fissa di patate e cipolle.

Il pomeriggio, di ritorno dal mare, tappa obbligatoria in pasticceria. Bei tempi, quando non c’erano problemi di linea. La pasticceria era inondata di profumo di miele, dolce, fragrante e a tratti quasi stucchevole. Piccoli pasticcini grondanti, ripieni di pistacchi immersi in questo sciroppo dolcissimo. Oltre alla classica baklava, quello che attirava sempre la mia attenzione erano i kataifi. Il nome indica sia la pasta kataifi che il tipico involtino ripieno di pistacchi e ricoperto di sciroppo al miele. Fili sottilissimi e croccanti con un ripieno morbido e profumato.

Questa tipologia di dolci è presente in tutto il bacino mediterraneo. Con piccole variazioni, di nome e di forma, si trovano nella tradizione, turca, albanese e levantina. La pasta kataifi è assimilabile alla pasta fillo, ma presenta un impasto più liquido che viene versato, attraverso un imbuto con buchi piccolissimi, su una piastra rovente. I fili così ottenuti, vengono poi usati per involtini o sfoglie con ripieni prevalentemente di frutta secca.

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Struffoli salati ripieni di caprino stagionato con miele di castagno e pinoli

Il protagonista della sfida di questo mese è il miele, proposto dai vincitori del mese precedente Eleonora e Michael del blog Burro e Miele. Quando ho letto la proposta, dopo un attimo di sconforto, la mia mente ha subito focalizzato su due ricette molto care, che mi riportano immediatamente a ricordi di famiglia. La prima riguarda gli struffoli e la seconda un dolce tipico che ho modificato per la seconda proposta.

Poi ho iniziato a temere che fossero troppo banali e le ho messe da parte, cercando strani abbinamenti, ingredienti introvabili e ricette complicate. Ho letto tanto e approfondito, ma qualcosa mi diceva sottovoce che la ricetta l’avevo già trovata. Ho fatto un paio di prove e finalmente ho deciso. Per questo arrivo per un pelo prima della scadenza.

Gli struffoli fanno parte della tradizione natalizia di famiglia, il sentore del fritto e la fragranza del miele fanno subito casa, per me che sono emigrante. Raramente mi capita di prepararli fuori stagione, ma per questa variante ho fatto un’eccezione. L’idea di provarli salati era un po’ che mi frullava per la testa e quale occasione migliore per cimentarsi.

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Tajine di agnello all’uva

Adoro i piatti di carne con un tocco dolce e profumato. L’uva e le prugne si prestano benissimo, soprattutto con le carni bianche, come il maiale, o quelle molto aromatiche, come l’agnello. In realtà non lo prediligo, il consumo è limitato alle festività pasquali. Ma quando ho intravisto questa ricetta sfogliando Saveurs, ho capito che era il momento giusto per provarla data la stagionalità dell’uva.

Il termine tajine è in realtà associato al tipo di tegame in terracotta tipico della cucina nord africana. Ma è utilizzato anche per indicare pietanze di carne in umido. La ricetta prevede l’utilizzo di burro, essendo una rivista francese, ma io ho optato per il nostro caro olio d’oliva, riducendo anche la quantità di miele. Puoi utilizzare pezzi di agnello disossato più grandi, ma questo comporta tempi di cottura più lunghi. Ho preferito tagliare l’agnello in piccoli tranci, più pratici anche da servire.

Per mitigare il sapore aromatico dell’agnello ho precedentemente marinato la carne, per circa 30 minuti, con succo di limone, pepe e timo. Ma puoi benissimo evitarlo se non hai di queste problemi con il sapore particolare dell’agnello.

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Fette biscottate al cacao con fiocchi d’avena e pasta madre

Le fette biscottate sono tra le cose più difficili da comprare al supermercato. Tranne se non hai a disposizione un negozio bio sotto casa a cui fare riferimento. La scorsa settimana ho trascorso più di 15 minuti a leggermi tutti gli ingredienti di tutte la marche in circolazione, ma non c’è stato nulla fare. In pratica la fetta biscottata è solo un pane tostato, dovrebbe essere un semplice impasto di acqua e farina, al massimo un po’ di zucchero (anche se non è strettamente necessario) e un grasso per renderla friabile al punto giusto, altrimenti somiglierebbe ad una fresella.

E invece ci si trova di tutto, dagli aromi naturali all’olio di palma, dai coloranti agli esaltatori di sapidità, dai conservanti a sigle incomprensibili. L’unica è forse una nota marca, che le fa tonde, che ha tirato fuori una linea con farina integrale e olio d’oliva. Ma ovviamente costa il doppio, perchè fanno sembrare una concessione e un lusso, l’utilizzo di ingredienti normali.

Le ricette provate sono tante e sempre in evoluzione. Questa volta sono al cacao. C’è stato un grosso passo avanti dalla prima volta che le ho provate: qui trovi la versione all’orzo. La prossima volta ci provo con il farro e i famosi 5 cereali!

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Maiale al forno in agrodolce, con miele di castagno e semi di sesamo

La ricetta di oggi è dedicata alla carne, mi sono resa conto che ne cucino davvero poca e di conseguenza anche nel blog latita. L’abbinamento è semplice ma molto gustoso, non è eccessivamente dolce, il miele di castagno ha un sapore molto delicato e soprattutto si adatta bene alle carni bianche. Da oggi le ricette saranno pubblicate con un nuovo formato, che vedi qui in basso. Per consentirti di stampare facilmente solo la ricetta, evitando tutte la mie chiacchiere di contorno.

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